Lo specchio d'opale

Antiquitäten & Kuriositäten

All’indirizzo del biglietto c’è Antiquitäten & Kuriositäten. È ben oltre l’orario di chiusura e il gruppo deve bussare a lungo prima che apra un ragazzo, Kurt, restio a farli entrare; HP pronuncia il nome di Nyarlathotep. Mentre Kurt sta per richiudere, Agatha nota sulla sua nuca un tatuaggio a forma di gufo: imita il verso del gufo e gli fa capire di conoscere quel simbolo e di far parte, anche lei, dei gufi.

Dentro, Kurt spiega che un’aura magica protegge il negozio dai poteri maligni che si aggirano per Berlino: è un sortilegio lanciato da suo padre, morto nella Grande Guerra. Dal retrobottega porta una scimmia conservata in formaldeide: le stacca un dito e lo attacca ad Agatha al posto di quello perduto. Il dito si salda, e anche quello della scimmia ricresce. La scimmia, dice, è un artefatto dal potere rigenerativo di una civiltà perduta.

Poi tira fuori uno specchio d’opale che emana una luce dorata: uno specchio di luce pura, all’apparenza comune, che rivela il potenziale di chi vi si specchia e ciò che potrebbe fare. Lo vende al gruppo insieme a una specie di vetro levigato dal mare, in cambio di una “cortesia”.

Il rituale del sonno

Prima di rientrare all’Hotel Savoy, Agatha si procura dell’oppio, convinta che aiuterà tutti a rilassarsi. Il gruppo si chiude in un’unica stanza. Agatha prepara un tè, accende candele attorno al letto e appende la chiave al collare di Salem. Mette lo specchio bianco davanti al letto, strappa una tenda e ne lega un pezzo al polso di ognuno; si tengono a braccetto. Poi si addormentano tutti, tranne Alistar.

la chiave al collare di Salem

Il sogno di Alistar

Alistar sente una musica classica provenire dal bagno. Vede delle persone, ma non hanno faccia. Sente singhiozzare, poi musica da festa. Nel bagno, più grande di quanto dovrebbe essere, c’è gente che balla. Sente la voce di sua madre. Tocca la catenina, la porta si chiude: è al buio, da solo.

Nel vuoto sente di nuovo la musica. Riapre gli occhi: gente che balla e, in fondo alla stanza, sua madre che gli sorride. Non riesce a vedere la persona senza volto, finché capisce che è lui stesso, e senza volto non può urlare.

Il sogno di HP

HP si ritrova all’università. C’è fango sul pavimento, quasi scivola, si innervosisce; sente odore di ferite infette. Alzando gli occhi crede di essere al fronte, tra studenti che sembrano morti. L’aula sparisce: è in una trincea che non finisce. Prova a calmarsi, chiude gli occhi, li riapre: gli studenti sono ancora lì e lui sprofonda nel fango. Ridono, ma hanno troppi denti: sono finti. Si concentra e, poco a poco, spariscono.

Ora è nella terra di nessuno. Qualcuno mormora in francese: Antoine, il suo amico. La voce arriva da sotto di lui: gli sta calpestando la faccia. HP perde il controllo. Lo terrorizzano i vecchi, e l’idea di diventarlo. Poi si ritrova davanti a un lago, con una porta.